REFERENDIAMOCI: la scelta del SI – la voglia del NO (II° parte)

ultimo atto di un carosello di clown che non hanno idee proprie.

Fai la tua scelta

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Dopo una prima analisi dei primi punti soggetti a modifica, concludo questo iter interpretativo su questa riforma travagliata e molto controversa osservando le ultime modifiche, in particolare il Titolo V che è stato la base di una serrata battaglia tra le forze politiche.

Qui aggiungo solamente che, ognuno di noi, ha una testa ragionante e con essa domani dobbiamo, alla luce non di ciò che ci dicono gli altri ma in base a ciò che abbiamo letto del testo, votare secondo la nostra sola volontà.

IL GOVERNO: sono poche le modifiche anche per ciò che riguarda la composizione del governo e il suo funzionamento. Ciò che più risalta è la FIDUCIA che viene accordata al neo governo; fino ad oggi era prerogativa di entrambe le camere ma, visto che il senato diventa organo di rappresentanza e controllo, la stessa fiducia la concede solo la Camera dei Deputati.

A livello di poteri, anche se in molti esponenti del NO nel testo soggetto vedono una deriva autoritaria/dittatoriale (cosa che anche io credevo prima di leggere il testo e solo dando fiducia a quanti ne erano contrari), rimangono essenzialmente gli stessi. Viene aggiunta, all’articolo 97 la parola “trasparenza” nell’organizzare e funzionamento degli organi della pubblica amministrazione.

Si stanno molto battendo sull’articolo 99, che si rifà all’abolizione del CNEL, un organo di consulenza che vedeva la nomina di esseri che stavano a mangiare soldi pubblici per non dare il servizio richiesto. Solo su questo punto mi sento di aggiungere che, anno dopo anno, il risparmio economico delle nostre casse potrebbe raggiungere il MILIARDO di euro che, ovviamente, potrebbe essere impiegato per qualcosa di più propositivo.

Per quanto concerne le altre due sezioni del titolo di Governo, non ci sono modifiche in vista. Tutto quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, che per inciso avrebbe bisogno di una ristrutturazione dalle fondamenta e di un progressivo allontanamento di quanti la rendono lenta ed inefficace, purtroppo non cambia minimamente.

Lo stesso vale per il successivo Titolo IV della costituzione che non viene minimamente sfiorato dalla riforma; di certo la magistratura e la loro intoccabilità hanno fatto temere Boschi-Renzi una possibile discesa in campo e un grosso freno al loro proposito. Non è detto che prossimamente, se il referendum andasse in favore della riforma, non se ne crei una ad hoc proprio per i magistrati.

REGIONI, CITTA’ METROPOLITANE, COMUNI: eccoci arrivati al tema caldo della riforma, il Titolo V, abolizione delle provincie e riorganizzazione delle competenze. Su questo pezzo della riforma se ne sono dette di cotte e di crude ma mai nessuna con una decisa farcitura di merito ad insaporire il tutto.

La prima novità sta nell’art. 116 e art. 117. Leggendolo si evince che le regioni avranno più autonomia su temi quali “Politiche sociali” “Politiche sul Lavoro” “Istruzione” “Formazione” e altri, sono tutti poteri che fino ad oggi erano appannaggio dello stato e che le regioni dovevano limitarsi a ratificare. Con la riforma questo cambia in quanto proprio le regioni si occuperanno del proprio territorio; lo stato darà delle direttive a livello nazionale con le normative ma spetterà poi agli enti locali entrare nel merito e occuparsene. Solo nel caso non venissero rispettati i temi di bilancio e l’equilibrio tra entrate ed uscite lo stato ha la facoltà di sostituirsi alla regione.

Con questa nuova visione degli enti locali, questi ultimi ottengono grossi vantaggi per gestire le risorse del proprio territorio, ivi comprese le stesse tasse versate che fungono da entrate, ma devono sempre occuparsene tenendo d’occhio il buon funzionamento degli stessi organi, questo è il criterio di trasparenza e funzionalità che viene previsto proprio dalla riforma (art. 118, 119).

L’intervento diretto dello stato è previsto in caso di gravi mancanze che ledono la Repubblica e solo sotto parere positivo del senato che ne propone l’intervento (art. 120).  Con l’art. 122 si stabiliscono i criteri di eleggibilità delle giunte regionali e della parità dei sessi, altresì si indica -come legge di stato- gli “emolumenti” dei consiglieri equiparati a quelli dei sindaci capoluoghi.

Per il resto quasi nulla cambia se non la cancellazione del termine “Provincie” in quanto, secondo questa riforma saranno abolite. Aggiungo che l’eliminazione delle provincie, cosa che nessuno in questi due mesi di campagna elettorale ha detto, porterà un ulteriore risparmio per le casse dei cittadini. Non solo i risparmi di CNEL e Nuovo Senato  ma anche di enti territoriali che fungevano, ormai, da collocamento per i piccoli politicucci di provincia.

GARANZIE COSTITUZIONALI: l’ultimo titolo della costituzione soggetto a modifiche è proprio riguardante le garanzie alla costituzione che, attualmente, sono date in mano a una commissione di quindici giudici. Con la riforma questi giudici, che valutano l’operato del parlamento e la legittimità delle leggi, saranno composti sempre da quindici membri ma più eterogenei: cinque li nomina il presidente della repubblica, cinque altri magistrati e cinque spettano, rispettivamente, tre alla camera e due al senato.

CONCLUSIONE. Che dire, alla luce di quanto letto mi viene da osservare quanto, nelle ultime settimane i nostri amati rappresentanti, sono andati fuori tema di continuo. Vota no se vuoi mandare a casa Renzi: questo quello che i rappresentanti del no hanno portato come bandiera; I cittadini non avranno più potere se non possono votare il senato: nulla di più assurdo dato che il nuovo senato sarà composto da membri dei consigli regionali, i quali saranno stati eletti direttamente dai cittadini; Le regioni non avranno più potere decisionale: nulla di più sbagliato, le regioni ottengono più autonomia e controllo su temi prima lontani dalla loro sfera; L’Italia dà la propria sovranità all’Europa: Salvini stava delirando quando ha detto ciò.

Su una cosa sono d’accordo, nell’art. 117 secondo Comma lettera E, viene aggiunta la parola “Assicurativi”, non sono uno che si occupa di termini di finanza, ma questa piccola aggiunta mi lascia un po’ in dubbio su cosa possa voler dire: sarà una tutele maggiore per i cittadini o sarà una estenuante difesa di quei porci che ci hanno portati nel pieno di una crisi dalla quale stentiamo a risollevarci?

Concludo dicendo che il voto è ovviamente segreto, ma alla luce di quanto letto e di quanto scritto, dalla mia iniziale posizione di incertezze, adesso ho le idee chiare su quale sarà il mio voto -con le dovute riserve-. A noi sta la scelta ma di sicuro scegliendo un si avremo dei cambiamenti, scegliendo il NO, anche se in molti dicono che si cambia, tutto rimarrebbe così.

Una sola cosa mi preme: se questo referendum avrà un altissima affluenza, allora si QUALCOSA STA CAMBIANDO.

                                                                                                                Piero Sardo Viscuglia

 

Informazioni su wp_4591263

Piero Sardo Viscuglia nasce ad Agrigento nel 1985. Si avvicina presto alla scrittura poetica; con la poesia ottiene i suoi primi successi. Si diploma in Socio-Psico-Pedagogia nel 2004 e l'anno successivo viene nominato Assessore presso il Comune di Racalmuto. Si trasferisce ventenne a Vercelli dove insegna nella scuola primaria fino al suo trasferimento a Roma dove vive ormai da anni. Nel 2007 esce "Non solo Parole" per la Nicola Calabria Editore. Ad esso segue il suo primo romanzo "Gli occhi del Gatto" edito nel 2009 da La Riflessione di Cagliari. Nel 2012, per il Centro Studi Tindari, esce la sua prima raccolta poetica "Crescere, 20 anni". Nel settembre 2015 il primo E-Book "Unico Testimone" edito per la Dreams Entertainment in esclusiva per Amazon. "Unico Testimone" esce adesso per "IlMioLibro" nella sua versione cartacea aggiornata
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1 risposta a REFERENDIAMOCI: la scelta del SI – la voglia del NO (II° parte)

  1. Michele scrive:

    Un articolo davvero interessante e preciso in ogni suo passaggio.
    Complimenti davvero complimenti.

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