LETTERA APERTA

ATAC la municipalizzata con gli autisti che offendono aggrediscono e minacciano i passeggeri.

LETTERA APERTA

Mai mi sarei aspettato di assistere ed esserne protagonista di una così bassa umiliazione del genere umano per mano di un violento ineducato autista dell’ATAC, la municipalizzata del comune di Roma Capitale.

Nel giorno 18 aprile 2018 ore 13.52, aspettavo il mio autobus dopo una lunga giornata di lavoro, augurandomi che non saltasse la corsa dato ché, spesso, ciò avviene e a nulla valgono le richieste di informazioni al numero di servizio di Atac, in quanto le risposte sono evasive e prive dei chiarimenti richiesti.

Fermo alla fermata, Carcaricola/Lettere – zona Romanina per intenderci, controllo la APP del servizio pubblico e constato che, sia il 500 direzione Torre Angela sia lo 047 il circolare per Anagnina, sono in arrivo. Decido di prendere il primo che fosse arrivato, “047” per l’appunto.

Lo vedo girare la rotonda e chiamo la fermata ma l’autista si accorge in ritardo del sottoscritto in attesa e quindi si ferma poco più avanti, talché devo entrare dalla porta posteriore.

Faccio appena in tempo a mettere su un piede e darmi la spinta per salire il gradino che sento le porte chiudersi e stringersi attorno alla mia testa, facendomi per fortuna poco male. Salgo spaventato e un po’ dolorante e mi rivolgo all’autista usando termini di certo poco educati –“Cazzo sto salendo e chiudi le porte, coglione?!”-.

Mi sarei aspettato da parte del soggetto alla guida, comprensione per lo spavento e per l’inconveniente causato dalla chiusura delle porte e una reazione commisurata all’accaduto, invece sento raggiungermi, da un dipendente di un pubblico servizio, da una scarica di improperi: “A deficiente encefalitico, se so chiuse da sole le porte, ‘ncefalitico” per poi aggiungere “Te stacco la testa, ‘mbecille”.

Al ché l’ho guardato sullo specchietto retrovisore e ho lasciato perdere perché c’erano donne e bambini e soprattutto perché ho visto l’uomo carico di astio e pronto ad uscire dalla guardiola per correre da me se solo io avessi insistito sulle mie ragioni.

L’uomo ha ritardato la partenza dalla fermata in attesa di mie ulteriori repliche e poi ha proseguito il percorso continuando a infierire, con i termini sopra citati, per oltre due fermate ancora.

Mentre stavo seduto al mio posto, notando che il conducente, di tanto in tanto, mi scrutava dallo specchietto retrovisore, ho preso il mio cellulare e ho subito scritto al numero di servizio dell’ATAC segnalando l’accaduto. Educatamente mi hanno dato un link per effettuare la segnalazione in modo corretto: “http://www.atac.roma.it/page.asp?p=162”.

Nel frattempo che scrivo al loro numero di servizio, io sono arrivato alla mia fermata e loro hanno fatto la segnalazione dell’accaduto alla sala di controllo. Appena sceso, vedo l’autista continuare a guardarmi. Mentre mi passa davanti mi premuro di segnarmi la targa del mezzo che subito comunico al numero dell’Atac e che ho inserito, successivamente, nella segnalazione che ho fatto dal link che mi hanno suggerito.

Ma io mi chiedo come certa gente possa solo pensare di fare un lavoro così delicato a contatto con il pubblico! Come si può dare la vita dei propri cittadini a delle persone che invece di scusarsi per l’inconveniente, si premurano di aggredire il passeggero già spaventato per l’accaduto? Come può un autista, che manovra tutto il mezzo con dei pulsanti, asserire “Se so chiuse da sole le porte!”?

Dopo aver fatto la dovuta segnalazione dal link sopracitato, ho voluto mettere a conoscenza chiunque leggerà questa lettera/sfogo, di come un servizio al cittadino viene criminalizzato da sedicenti autisti che screditano il lavoro di tante brave persone che si impegnano, sul serio, a essere “SERVIZIO PUBBLICO”.

Mi auguro che la segnalazione fatta possa avere un seguito in una società municipalizzata che DEVE pensare ai suoi utenti e quindi ai propri “CITTADINI”.

Piero Sardo Viscuglia

Informazioni su wp_4591263

Piero Sardo Viscuglia nasce ad Agrigento nel 1985. Si avvicina presto alla scrittura poetica; con la poesia ottiene i suoi primi successi. Si diploma in Socio-Psico-Pedagogia nel 2004 e l'anno successivo viene nominato Assessore presso il Comune di Racalmuto. Si trasferisce ventenne a Vercelli dove insegna nella scuola primaria fino al suo trasferimento a Roma dove vive ormai da anni. Nel 2007 esce "Non solo Parole" per la Nicola Calabria Editore. Ad esso segue il suo primo romanzo "Gli occhi del Gatto" edito nel 2009 da La Riflessione di Cagliari. Nel 2012, per il Centro Studi Tindari, esce la sua prima raccolta poetica "Crescere, 20 anni". Nel settembre 2015 il primo E-Book "Unico Testimone" edito per la Dreams Entertainment in esclusiva per Amazon. "Unico Testimone" esce adesso per "IlMioLibro" nella sua versione cartacea aggiornata
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