MATTARELLA DICE NO AL CAMBIAMENTO

Dopo quasi tre mesi di stallo, nulla di fatto.

Mattarella dice no al cambiamento

Il ruolo di presidente della Repubblica è molto delicato, deve garantire l’ottemperanza alla costituzione, dare indicazioni al governo e, a volte, imporre dei diktat. Ebbene, Mattarella oggi ha deciso di apporre, alla lunga e tediosa formazione di un governo tanto atteso, il suo DIKTAT su un nome.

All’Europa, soprattutto alla figura dominante di una Germania opportunista, egoista e spesso arrogante, la figura di un eventuale ministro Savona non andava a genio, ciò è bastato a far sì che l’opinione giornalistica fosse accomodante e accondiscendente a portare a casa il risultato.

Dall’inizio delle trattative sulla formazione del governo Lega-M5s, si sono scatenante una serie di inique e basse insinuazioni che miravano a destabilizzare le decisioni della democraticità del popolo italiano. Mattarella si è dato del tempo ma a quanto pare le pressioni estere hanno avuto la meglio.

Ovviamente sia da una parte che dall’altra ci sono state delle pressioni, da un lato il Colle con le sue paure più o meno concrete ma che non appureremo in quanto è stata impedita la creazione del “Governo del Cambiamento” e quindi non sapremo se fossero fondate o meno; dall’altro Lega e 5Stelle che, forti del risultato elettorale, avevano alla base il popolo italiano a dar manforte, ma evidentemente avevano sottovalutato le prerogative dettate dall’Europa e accondiscese da Mattarella che, per inciso -secondo la costituzione-, PUÒ AVERE DISCREZIONALITÀ SULLA SCELTA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MA NULLA HA DA SCEGLIERE SUI MINISTRI CHE ESSO METTERÀ IN CAMPO”.

Ebbene adesso che si fa?

Se si tornasse alle urne, l’asse Lega-M5S appena collaudato tornerebbe ad avere nuovamente il 60% di elettori, questo significherebbe che gli italiani vogliono proprio loro a Palazzo Chigi compreso Paolo Savona come ministro dell’economia. Dunque, che farebbe a quel punto Mattarella? Farebbe di nuovo orecchie da mercante mandando in malora lo stato italiano e gli italiani, o farebbe l’italiano e come tale acconsentirebbe al CAMBIAMENTO?

Di certo festeggiare il 2 giugno come nascita della nostra Repubblica italiana sarebbe proprio uno schiaffo a noi MISERI UMILI e soprattutto IPOTECATI CITTADINI che vogliono QUEL GOVERNO ma che da altri lidi ci è stato impedito di avere.

NOI SIAMO IL POPOLO SOVRANO E NOI DOBBIAMO DECIDERE IL NOSTRO GOVERNO, i giochi di palazzo si fanno con il popolo rappresentato e rappresentante, non con europeisti che hanno preso l’Italia come un bancomat su cui scaricare le loro frustrazioni economiche.

Piero Sardo Viscuglia

Informazioni su wp_4591263

Piero Sardo Viscuglia nasce ad Agrigento nel 1985. Si avvicina presto alla scrittura poetica; con la poesia ottiene i suoi primi successi. Si diploma in Socio-Psico-Pedagogia nel 2004 e l'anno successivo viene nominato Assessore presso il Comune di Racalmuto. Si trasferisce ventenne a Vercelli dove insegna nella scuola primaria fino al suo trasferimento a Roma dove vive ormai da anni. Nel 2007 esce "Non solo Parole" per la Nicola Calabria Editore. Ad esso segue il suo primo romanzo "Gli occhi del Gatto" edito nel 2009 da La Riflessione di Cagliari. Nel 2012, per il Centro Studi Tindari, esce la sua prima raccolta poetica "Crescere, 20 anni". Nel settembre 2015 il primo E-Book "Unico Testimone" edito per la Dreams Entertainment in esclusiva per Amazon. "Unico Testimone" esce adesso per "IlMioLibro" nella sua versione cartacea aggiornata
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